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COMMEMORAZIONE DI ENRICO FERMI                                       41

     Una volta scoperto il fenomeno e i metodi per studiarlo, sembrava che l'investigazione
     dei circa 90 elementi conosciuti non fosse altro che un lungo lavoro di routine. Invece,
     nel corso di esso, venne scoperto casualmente un nuovo fenomeno, le cui conseguenze
     cientifiche, economiche e sociali non possono, ancora oggi, essere valutate in tutta la
     loro grandiosità.
     La mattina del 22 ottobre 1934, il gruppo si accorse che la radioattività provocata
     dai neutroni sull'argento era enormemente più intensa se nelle vicinanze si trovava un
     pezzo di paraffina. Il fenomeno appariva quanto mai inesplicabile, ma nel pomeriggio
     stesso Fermi ne trovò una spiegazione, a prima vista paradossale. Egli fece l'ipotesi
     che la paraffina, per l'idrogeno che contiene, avesse l'effetto di rallentare i neutroni, e
     che i neutroni lenti fossero più efficaci dei rapidi nel produrre radioattività artificiale.
     Quest'ultima ipotesi è così contraria a quello che suggerirebbe l'intuizione ordinaria, che
     soltanto l'immaginazione scientifica profonda e sicura di Fermi poteva osare di formularla.
     Le successive esperienze confermarono in pieno la spiegazione di Fermi. Il fenomeno
     del rallentamento dei neutroni doveva più tardi divenire la base delle pile nucleari e di
     tute le applicazioni pacifiche dell'energia atomica.
     Si può osservare, a questo proposito, che è assai raro trovare in un fisico quel perfetto
     equilibrio di attitudini sperimentali e teoriche che ebbe Fermi. La sua abilità sperimen-
     tale non consisteva nel saper costruire apparecchiature complicate o eseguire misure di
     alta precisione: consisteva piuttosto nel saper riconoscere, al momento opportuno, qua-
     le era l'esperienza decisiva, nel saperla progettare nel modo più semplice ed efficace, e
     nell'eseguirla con energia e pazienza, senza perdere né tempo né fatica in tutto ciò che
     non era essenziale. Il suo lavoro sperimentale era sempre intimamente legato al lavoro
     teorico. Ed entrambi erano condotti con metodo e calma, e con una volontà di ferro,
     sostenuta dalla sua quasi incredibile resistenza al lavoro sia fisico che mentale.

     Nel 1938 fu conferito ad Enrico Fermi il Premio Nobel per la fisica con la seguente
     motivazione "per aver dimostrato l'esistenza dei nuovi radio elementi ottenuti con l'azione
     dei neutroni e per la scoperta delle reazioni nucleari provocate dai neutroni lenti" .

     Nello stesso anno il governo fascista aveva iniziato la persecuzione razziale che, sebbene
     non colpisse direttamente Fermi, offendeva sua moglie e minacciava l'avvenire dei suoi
     figli. Egli allora si decise a scrivere a quattro università degli S.U. che le ragioni, per
     cui fino allora non aveva accettato le loro offerte, avevano cessato di sussistere. Cinque
     cattedre gli vennero proposte, tra cui egli scelse quella della Columbia University di New
     York, dove giunse nel gennaio 1939.
     A New York Fermi si mise subito a lavorare sull'argomento che, in quel momento,
     attirava l'attenzione di tutti i fisici nucleari: la fissione dell'uranio. Pochi mesi prima,
     infatti, i fisici tedeschi Hahn e Strassmann avevano scoperto che, tra le tante reazioni
     nucleari prodotte dai neutroni lenti col procedimento sviluppato cinque anni prima dal
     gruppo di Roma, ve ne era una di tipo particolare, presentata, apparentemente, solo
     dall'uranio. Essa fu chiamata "fissione" perché fu interpretata come dovuta allo spaccarsi
     o "fenderai" del nucleo di uranio in due parti pressoché uguali. Tale fenomeno appariva
     ancora, in quel momento, lontanissimo da ogni applicazione pratica, perché come tutte
     le reazioni nucleari, implicava solo quantità imponderabili di materi. Ma, per i fisici,
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